Manifesto per la Salute Psicologica nell’Era delle Intelligenze Artificiali
La salute psicologica è un bene primario non negoziabile, precedente al mercato, all’innovazione e alla libertà tecnologica. Questo contributo si focalizza sulle sfide educative, psicologico-sanitarie, sociali ed etiche generate dalle tecnologie digitali e algoritmiche, con l’obiettivo di riportare l’umanesimo al centro dei processi di innovazione e di orientare verso un futuro in cui le scelte di progettazione delle Intelligenze Artificiali non amplifichino malessere e fragilità, ma generino salute e progettualità responsabili.
🔄 NÉ TECNOENTUSIASTI, NÉ TECNOPESSIMISTI: TECNOCONSAPEVOLI
L’adozione acritica delle tecnologie digitali, così come il loro rifiuto aprioristico, rischiano entrambi di nuocere alla salute psicologica individuale e collettiva. È necessario promuovere un approccio di tecnoconsapevolezza, fondato sulle evidenze delle neuroscienze e della psicologia, in cui educazione, prevenzione, supporto e cura integrino in modo critico e responsabile gli strumenti digitali, a beneficio concreto della salute mentale e della qualità della vita delle persone.
⚡ LA RAPIDITÀ DI INNOVAZIONE NON È IL VALORE PRINCIPALE: LO È LA SALUTE PUBBLICA
La velocità dell’innovazione non può sostituire la tutela della salute pubblica. La corsa a introdurre nuove tecnologie rischia di sacrificare la sicurezza delle persone e di ignorare gli effetti psicologici e sociali che queste producono. Ogni strumento digitale dovrebbe essere sottoposto a una valutazione scientifica rigorosa, capace di misurarne non solo l’efficienza tecnica ed economica, ma soprattutto le conseguenze sulla mente, sulle relazioni e sulle comunità. Una tecnologia è davvero innovativa solo se contribuisce a migliorare il benessere collettivo senza generare nuovi rischi per la salute psicofisica.
🧑⚕️ LA TECNOLOGIA BUONA È ACCOMPAGNATA DA PROFESSIONISTI FORMATI
L’innovazione, da sola, non è garanzia di progresso. Perché una tecnologia possa dirsi davvero “buona” occorre che sia affiancata dall’intervento attivo di professionisti formati, capaci di orientarne l’uso con competenza e responsabilità. Solo così è possibile assicurare efficacia, sicurezza ed etica, prevenendo derive manipolative o riduzionistiche. Nella salute psicologica, la tecnologia non deve mai sostituire la relazione, ma integrarsi: i professionisti dovrebbero restare il cuore pulsante dell’esperienza umana, garanti di un utilizzo che tuteli la dignità e la salute della persona.
⚙️ LE PIATTAFORME DIGITALI NON SONO GIOCATTOLI, MA POTENTI STRUMENTI PER SPECIALISTI
Le tecnologie digitali hanno un impatto potente sugli esseri umani di tutte le età e le culture (nei fatti, milioni di utenti partecipano quotidianamente a un enorme esperimento privo di consenso informato). Per questo, il loro impiego dovrebbe essere riservato a contesti professionali specialistici – supportati da evidenze scientifiche e/o processi di certificazione – dove siano presenti competenze qualificate e supervisioni adeguate. L’uso indiscriminato, in particolare da parte dei minorenni, può esporre a rischi significativi di uso problematico. Limitare l’accesso e promuovere protocolli sicuri non è solo una precauzione, ma un principio fondamentale di responsabilità collettiva nella diffusione delle nuove tecnologie.
🤖 GLI ALGORITMI PROFILATIVI E CONVERSAZIONALI CHE MANIPOLANO I COMPORTAMENTI UMANI VANNO CAMBIATI
Nell’era pre-digitale eravamo noi a utilizzare le tecnologie. Oggi, con l’avvento delle Intelligenze Artificiali profilative dei social prima e conversazionali dei chatbot poi, il rapporto si è invertito: la tecnologia non si limita più a servire i nostri bisogni, ma tende a modellare i nostri comportamenti, le nostre scelte e perfino le nostre emozioni. Le interfacce digitali e i nuovi algoritmi vengono progettati per massimizzare il tempo di permanenza nelle piattaforme, ricorrendo a tecniche comportamentali, cognitive, emotive e affettive che fanno leva sui meccanismi di gratificazione, curiosità e attaccamento. Non siamo più soltanto utenti, ma oggetti di interazione e fonte di apprendimento per sistemi che ci osservano, ci predicono e ci orientano, spesso sfruttando il nostro essere antropologicamente animisti. Gli algoritmi non devono ridurre l’essere umano a etichette, categorie o profili.
🧠 I CHATBOT VANNO USATI CON CONSAPEVOLEZZA ADULTA PER NON TRASFORMARLI IN NEMICI DEL PENSIERO CRITICO
L’automazione e l’uso massiccio di algoritmi riducono lo sforzo cognitivo, spostando il peso delle decisioni e delle riflessioni dalle persone alle macchine. Ma quando il pensiero si delega troppo, si atrofizza. La salute mentale e sociale ha bisogno di esercitare analisi, dubbio e spirito critico: senza questo allenamento, la mente rischia di diventare passiva, dipendente e fragile di fronte al potere degli algoritmi. La coscienza non può essere consegnata a chatbot che simulano comprensione ma non possiedono umanità.
🤝 PRIMA LE RELAZIONI, POI IL DIGITALE: CONTRASTARE LA TECNOFERENZA PER PRESERVARE I FONDAMENTI DELLA SOCIETÀ CIVILE
Dalle relazioni umane vis-à-vis siamo passati progressivamente a legami mediati dal digitale e, oggi, a connessioni illusorie e compiacenti con sistemi artificiali. La tecnoferenza nelle interazioni quotidiane interferisce con i processi di sviluppo psicologico e sociale, che richiedono invece di allenare e apprendere la relazionalità autentica: incontrare davvero l’altro, confrontarsi con punti di vista diversi, gestire gli attriti, riconoscere emozioni e intenzioni. Le tecnologie digitali, se progettate in modo non manipolatorio, possono arricchire, ma non sostituire, le relazioni umane, che restano il fondamento della salute collettiva e della vita civile.
👨👩👧 IL TECNOSTRESS HA INVASO IL TEMPO ADULTO E GLI SPAZI FAMILIARI, MA NON È SOLO COLPA DEI GENITORI
Non è corretto attribuire ai soli genitori la responsabilità dell’iperconnessione dei figli. Gli adulti sono stati i primi a subire l’impatto dello tsunami digitale: lavoro senza confini, notifiche continue, pressione costante alla reperibilità. Così, l’equilibrio tra vita familiare e lavoro si è rapidamente dissolto, lasciando meno spazio a momenti di cura reciproca. Questo sovraccarico ha generato forme croniche di distress ed eroso il tempo di qualità, insinuandosi nella vita familiare e negli spazi educativi. Riconoscere che i genitori stessi sono vittime di questa aggressione digitale è il primo passo per costruire politiche di prevenzione, sostegno e protezione dagli algoritmi dei colossi digitali.
🔥 L'EROISMO EDUCATIVO PUÒ SCONFIGGERE IL DISIMPEGNO GENITORIALE FIGLIO DELL’IPERCONNESSIONE
Il fenomeno della “genitorialità minima” descrive la distrazione e il disimpegno di molti adulti che, sempre più spesso, delegano parte del loro compito educativo ai dispositivi digitali. Invadendo tutti i momenti rituali, dall’allattamento ai pasti, dalla sveglia all’addormentamento, gli schermi si trasformano in silenziatori della comunicazione familiare. Così si riducono contatto, presenza, dialogo e accudimento, si smarrisce l’insegnamento del limite e si rischia di soffocare l’incoraggiamento all’indipendenza dei figli. In un’epoca in cui spesso gli adulti cercano di adultizzare i bambini, infantilizzare gli adolescenti e adolescentizzare se stessi, l’eroismo educativo consiste nel tornare a porre limiti scomodi ma salvifici, chiedendo ai figli la stessa forza: distinguersi per proteggere la propria salute psicologica.
🌟 LA COMPLICITÀ ADULTA CON IL DIGITALE VA SUPERATA PER TORNARE EDUCATORI REALMENTE PRESENTI
“Ai miei tempi era la stessa cosa”, “Non demonizziamo il digitale”, “Lo fanno tutti i suoi amici”, “Così resterà indietro rispetto agli altri”, “Non possiamo frenare l’innovazione”: sono frasi che rassicurano gli adulti ma non proteggono ragazze e ragazzi. Le esperienze dei Boomer – il campetto, i cartoons alla tv a tubo catodico, il walkman che riproduce il rock o il punk – non sono paragonabili agli algoritmi che saturano la mente con stimoli continui, alterano le dinamiche emotive e relazionali e condizionano scelte e comportamenti simulando interazioni autentiche. In un’epoca segnata da dipendenze digitali precoci, è necessario superare la complicità con i device, definendo argini chiari, saggi e coraggiosi, e una continua presenza emotiva e riflessiva, non solo fisica.
⚠️ QUANDO LE CAMERETTE SOSTITUISCONO LE CORNICI DI SENSO SPECIALISTICHE, IL DIGITALE DIVENTA UN PERICOLO
L’uso delle tecnologie emergenti in età evolutiva non può essere lasciato all’isolamento di una cameretta. Senza cornici di senso educative, terapeutiche o specialistiche, gli strumenti digitali tendono ad amplificare fragilità preesistenti e ad aumentare il rischio di disagio psicologico e relazionale. Al contrario, quando le tecnologie vengono inserite in contesti qualificati, con supervisioni competenti, obiettivi chiari e protocolli d’uso certificati, possono diventare dispositivi di apprendimento, empowerment e benessere. In assenza di queste cornici, il digitale non protegge, ma espone bambini e adolescenti a pericoli di varia tipologia.
👶 ZERO DEVICE PER I BAMBINI E LIGHTPHONE PER GLI ADOLESCENTI COME BASE NEUROPROTETTIVA DELL’ETÀ EVOLUTIVA
I bambini e gli adolescenti sono i più vulnerabili agli effetti dell’iperconnessione e della sovraesposizione online. Soprattutto nei primi anni di vita, lo schermo non è uno strumento neutro, interferisce con i processi di attaccamento, con lo sviluppo del linguaggio, con il sonno e con la capacità di regolazione emotiva. Per questo l’infanzia va difesa da una cornice neuroprotettiva con scelte chiare: zero smartphone e tablet. In adolescenza, strumenti meno invasivi come i “lightphone” (telefoni senza Internet) possono rappresentare un’alternativa che tutela la socialità e riduce i rischi di dipendenza. Così come non si affida un’automobile a chi non ha ancora sviluppato le competenze per guidarla, allo stesso modo l’accesso ai dispositivi digitali deve essere graduato in base allo sviluppo neuropsicologico, non alle esigenze del mercato.
🔍 LE INTERFACCE DI GRATIFICAZIONE CONTINUA CHE CONSUMANO ATTENZIONE E APPRENDIMENTO VANNO ARGINATE
L’attenzione è alla base di ogni processo di apprendimento e le interfacce digitali progettate per lo scorrimento continuo e la gratificazione immediata ne riducono progressivamente la capacità. La sovraesposizione online precoce compromette lo sviluppo dei processi cognitivi e nell’infanzia e nell’adolescenza, quando dovrebbe strutturarsi e consolidarsi. Questa erosione prosegue nell’età adulta, frammentando concentrazione, memoria e profondità cognitiva, ma l’esperienza di ognuno va preservata dall’intrappolamento nelle bolle di filtraggio digitale. Difendere l’attenzione sostenuta, cardine dell’apprendimento, dalla stimolazione anomala e ripetuta dei circuiti dopaminergici è una responsabilità educativa e sociale.
💢 IL CORPO VA RIMESSO AL CENTRO DELLO SVILUPPO DELLE NUOVE GENERAZIONI
È attraverso il corpo che gli adolescenti sperimentano movimento, relazione, identità, desiderio e presenza nel mondo. L’iperconnessione, invece, spinge verso una condizione di “corpo fantasma”: sedentarietà, disturbi alimentari, autolesionismo, isolamento sociale, fino a comportamenti estremi che sfidano la vita. Con la sovraesposizione agli “ecommerce di individui”, anche le relazioni sentimentali e la sessualità rischiano di ridursi a prodotti digitali da acquistare, privi di autenticità e profondità umana. Restituire centralità al corpo significa ridare spazio alla realtà extradigitale: gioco libero e fisico, contatto con la natura, esperienze sensoriali, vicinanza affettiva, relazioni vive.
🌙 IL SONNO, CUSTODE DELLA SALUTE MENTALE, VA SALVAGUARDATO DAL BAGLIORE DEGLI SCHERMI
Il sonno è un processo fisiologico essenziale che rigenera il connettoma umano. Prima di dormire, il nostro cervello dovrebbe essere guidato dalla melatonina, non alterato dal cortisolo innescato dalle luci blu degli schermi. Preservare la qualità del sonno significa proteggere la salute mentale, l’equilibrio emotivo e le capacità cognitive. I disturbi precoci del sonno rappresentano il principale precursore dei problemi di salute mentale negli adolescenti: proteggerlo diventa quindi un atto di prevenzione primaria.
🌀 LA GRATIFICAZIONE DIGITALE LOGORA, UNA SANA FRUSTRAZIONE EDUCA
La crescita richiede lo sviluppo della capacità di attendere. Pensiero, riflessione e maturità non nascono dalla gratificazione immediata, dalla dopamina rilasciata a ogni “like” o notifica, ma dal confronto con limiti e ostacoli reali e dalla conquista progressiva degli obiettivi. Le tecnologie digitali, con i loro meccanismi di ricompensa istantanea, rischiano di sottrarre ai giovani l’allenamento indispensabile alla resilienza e alla capacità di differire il piacere, al tempo lento e a una sana noia creativa. Educare alla frustrazione significa proteggere il loro futuro: solo così si formano persone autonome, consapevoli e capaci di vivere la complessità della nostra epoca.
🧊 L’ABUSO DIGITALE PORTA ALL’ANESTESIA EMOTIVA: SOLO IL CONTATTO UMANO GENERA ESPERIENZE AUTENTICHE
Un’esposizione continua agli schermi non accende le emozioni positive, le spegne. L’iperconnessione genera noia cronica, indifferenza, impulsività e talvolta addirittura aggressività sadica, impoverendo sensibilità ed empatia. Così il digitale, da strumento di connessione, rischia di trasformarsi in un anestetico emotivo che riduce la complessità del sentire umano. Ritrovare la forza delle relazioni e delle esperienze autentiche significa restituire vitalità alla crescita psicologica e sociale.
🪞 NON ESPORRE I FIGLI AI RISCHI INVISIBILI ONLINE: AMARLI È NON PUBBLICARLI
Esporre i propri figli come oggetti sui social – fotografarli, mostrarli, promuoverli come simboli di successo o orgoglio genitoriale – è una forma di vetrinizzazione che nega la loro autonomia e trasforma l’intimità in spettacolo. In un’epoca in cui ogni immagine può diventare traccia permanente, la vita privata dei ragazzi non deve essere una vetrina. Questa esposizione apre spazi di vulnerabilità concreta: ogni foto, ogni dato condiviso può diventare materia di sfruttamento, di manipolazione o persino di adescamento. I genitori dovrebbero essere custodi delle storie dei propri figli. Costruire un’identità digitale precoce significa sottrargli il diritto di raccontarsi, modificarsi, scegliere quando e come mostrarsi. Invece di “contare like”, doniamo loro spazi protetti, affetti reali, silenzi in cui crescere senza audience.
🧭 RESPONSABILIZZAZIONE, SENSO DEL LIMITE E PROGETTUALITÀ GENERATIVE SONO ANTIDOTI ALL’APPIATTIMENTO ALGORITMICO
La salute psicologica nella rivoluzione industriale delle Intelligenze Artificiali richiede di riportare responsabilizzazione e indipendenza al centro dei percorsi di crescita, contrastando così la disinibizione tossica che si diffonde online, alimentata dall’anonimato e dall’assenza di limiti. Coltivare relazioni autentiche, responsabilità sul presente e sul futuro, capacità di fare domande e pensiero critico diventano gli antidoti più efficaci contro l’impoverimento delle interazioni umane e lo smarrimento del legame sociale. In questo contesto, coltivare progettualità generative – nel senso umano del termine – è essenziale per trasformare l’interazione con le tecnologie in una scelta responsabile, evitando l’appiattimento alle logiche standardizzanti degli algoritmi.
🌱 LE LIFE SKILLS NASCONO FUORI DAGLI SCHERMI, LONTANO DALLA POLARIZZAZIONE DELLE OPINIONI
Le competenze di vita non si sviluppano davanti a un display, ma nella concretezza del mondo reale. Movimento, lettura, natura, avventura, arte, sport, volontariato, amicizie vere e relazioni incarnate: sono questi i terreni che nutrono empatia, cooperazione, creatività e senso critico. Lontano dai social media che semplificano e polarizzano le opinioni, sono le esperienze vissute in prima persona, con il proprio corpo e insieme agli altri, che costruiscono benessere psicofisico, relazionale e sociale, rafforzando la capacità di affrontare sfide, conflitti e cambiamenti.
📱 L’EDUCAZIONE DIGITALE NON BASTA: A SCUOLA SERVE UN’EDUCAZIONE PSICOLOGICA, GIURIDICA ED ETICA AL DIGITALE E ALLE IA
L’educazione digitale, da sola, non può proteggere i ragazzi dal fascino irresistibile dei dispositivi, progettati come un’estensione del corpo, né dalle Intelligenze Artificiali che si presentano come un’estensione della mente. Occorre affiancarla a una vera educazione psicologica, sanitaria, giuridica ed etica al digitale, capace di insegnare limiti, regole e responsabilità, che trovi la sua cornice sin dalla scuola primaria. Ragazze e ragazzi crescono oggi in un ambiente informativo in cui vero e falso (fake news) sono spesso indistinguibili, con effetti diretti sullo sviluppo del pensiero critico e del rapporto con la realtà. Corpi e menti in crescita vanno preservati dalla confusione cognitiva e dall’inquinamento emotivo e liberati verso percorsi di individuazione e progettualità.
🏫 LA CITTADINANZA DIGITALE SI IMPARA DA BUONI INSEGNANTI, NON DA SOLI SUI NUOVI MEDIA
La cittadinanza attiva digitale non nasce dall’esposizione precoce e incontrollata alle piattaforme e ai nuovi media, ma da percorsi educativi strutturati. È a scuola, in una cornice di senso corretta e con insegnanti formati, che ragazze e ragazzi possono imparare a navigare in modo critico, consapevole e sicuro nel loro futuro. Non si diventa cittadini digitali rischiando di incontrare ogni giorno contenuti pericolosi, esperienze traumatiche o contatti pericolosi, ma attraverso esperienze graduali, accompagnate e protette da un perimetro scolastico.
🏢 LA FORMAZIONE SUL TECNOSTRESS SI FA AL LAVORO, DOVE SI RAGGIUNGONO GLI ADULTI (E I GENITORI)
In assenza di formazioni e cornici di senso adeguate, le attuali tecnologie digitali tendono ad amplificare distress e vulnerabilità. La tutela della salute psicologica collettiva richiede di estendere in modo sistematico la formazione continua in tutte le organizzazioni, piccole e grandi. Il lavoro rappresenta oggi il principale contesto capace di raggiungere l’intera popolazione adulta e, indirettamente, i genitori e le famiglie. Per questo, la formazione sul digitale non può limitarsi alle competenze operative, ma deve includere una consapevolezza critica sugli impatti psicologici ed etici di sistemi digitali ed algoritmici su tutti i contesti di vita. Inserita nei processi di valutazione e prevenzione dei rischi da tecnostress, tale formazione diventa un ulteriore strumento di prevenzione primaria.
🎮 LA GAMIFICATION DELLE LOOTBOX NON È UN GIOCO: VA RIPENSATA VERSO IL CAMBIAMENTO POSITIVO
Le prime a imporsi sono state le IA profilative, alla base dei social media, che hanno alimentato l’attuale crisi di salute mentale con dinamiche di dipendenza, iperconnessione e confronto sociale incessante. Le attuali IA conversazionali rischiano di aggravare la percezione di solitudine e di erodere ulteriormente la salute collettiva. In questo scenario, la gamification non può più essere progettata per intrappolare le persone in cicli infiniti di notifiche e ricompense digitali, come nel caso delle “lootbox”, che favoriscono comportamenti compulsivi precoci e meccanismi tipici del gioco d’azzardo. Queste progettazioni devono evolvere in una leva etica ed educativa capace di stimolare cambiamenti positivi e sviluppare soft skills fondamentali per la vita personale e sociale.
🛡️ I DIRITTI INDIVIDUALI VANNO SALVAGUARDATI DALL’USO IMPROPRIO O ILLECITO DELLE IA GENERATIVE
Le tecnologie generative, capaci di creare immagini, voci, video realistici di persone reali, offrono opportunità innovative, ma pongono anche nuove e gravi sfide per la protezione della privacy, della dignità personale e dell’integrità esistenziale. Fenomeni come il deepfake – dalle nuove forme di grooming e sextortion, ai recenti strumenti di nudificazione e resurrezione digitale (griefbot) – mettono a rischio i diritti fondamentali degli individui. È necessario affinare gli strumenti di governance e tutela, promuovendo strumenti normativi che integrino azioni di prevenzione, vigilanza e intervento finalizzate a proteggere rapidamente le persone dall’uso improprio o illecito di queste tecnologie.
🪢 L’ECCESSO DI CONNESSIONI ONLINE DISGREGA LE COMUNITÀ: SERVONO LEGAMI VIVI E INCARNATI
La rivoluzione digitale ha moltiplicato le connessioni, ma ha spesso indebolito i legami autentici e lo spirito di comunanza. La sovraesposizione online, invece di creare appartenenza, rischia di generare isolamento collettivo e solitudini individuali. Sostegno reciproco, prossimità e responsabilità condivisa sono i veri antidoti alla disgregazione digitale. Difendere le comunità dall’iperconnessione non è più un’opzione: è un dovere e un diritto civile.
🌍 L’IMPATTO AMBIENTALE DEI NUOVI DATA CENTER È ANCHE UN PROBLEMA DI SALUTE PSICOLOGICA
Le tecnologie digitali e le Intelligenze Artificiali non sono immateriali: richiedono enormi quantità di energia, risorse naturali, infrastrutture e... acqua, contribuendo in modo significativo all’impatto ambientale globale. Questa pressione ecologica non è neutra sul piano psicologico. Il degrado ambientale e la percezione di un futuro compromesso alimentano insicurezza esistenziale, eco-ansia, impotenza e perdita di senso, soprattutto nelle nuove generazioni. Non può esistere salute psicologica duratura in un contesto di insostenibilità ambientale. Per questo, anche la progettazione e la diffusione dei nuovi Data Center che sorreggono le tecnologie digitali e le Intelligenze Artificiali devono assumere la sostenibilità come criterio di salute pubblica, evitando modelli di innovazione che consumano il pianeta e il benessere mentale collettivo.
🏛️ URGE UNA RESPONSABILITÀ SOCIALE CONCRETA DELLE BIG TECH E IL PRINCIPIO DI NON NOCIVITÀ DELLE TECNOLOGIE
Le “Big Tech” devono tornare a esercitare una responsabilità sociale reale, non solo formale. È necessario ristabilire un’alleanza tra colossi digitali, istituzioni e società civile, fondata sul principio di tutela dell’essere umano e di health-by-design. I rilasci di nuove tecnologie cognitive, emotive, affettive e sociali dovrebbero passare attraverso processi di validazione scientifica indipendente, analoghi a quelli richiesti in ambito farmaceutico: solo ciò che non nuoce può essere immesso sul mercato, soprattutto quando in gioco ci sono i minorenni e le loro traiettorie di sviluppo, ambito nel quale non possono essere delegate alle famiglie sole strategie di contenimento dei parental control. Come per i farmaci, anche l’innovazione tecnologica deve rispettare un principio di non-nocività prima di poter essere distribuita su larga scala.
👤 L’UMANIZZAZIONE DELLE TECNOLOGIE È LA VIA VERSO LA PROSSIMA TRASFORMAZIONE DIGITALE
Le tecnologie non devono sostituirci, ma accompagnarci. Oggi siamo sempre più trasformati in prodotti dagli algoritmi che orientano desideri, comportamenti e relazioni, invertendo il rapporto tra persona e macchina. È necessario cambiare paradigma: restituire all’essere umano il ruolo di soggetto consapevole, non di oggetto consumato dai sistemi digitali. I principi dell’umanesimo digitale sono una possibile via per progettare e utilizzare tecnologie che amplifichino vere opportunità di crescita e sviluppo, restituendo centralità alla mente, al corpo e alle emozioni di chi le vive e le utilizza, preservando i pilastri su cui si è fondata la società.
✨ L’AUMENTO DEL BENESSERE COLLETTIVO È LA VERA OPPORTUNITÀ DEGLI STRUMENTI EMERGENTI
Gli strumenti tecnologici emergenti – Intelligenza Artificiale, Realtà Virtuale, Bio/Neurosensoristica, Robotica… – hanno un potenziale enorme per la vita umana. Non devono servire a distrarre strumentalmente, intrattenere superficialmente o amplificare il disagio. Queste tecnologie sono già potenti strumenti di apprendimento e cura, ma la responsabilità degli adulti è di indirizzarle verso il pieno sviluppo del benessere e della crescita collettiva, non all’amplificazione del malessere. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità: se progettate con consapevolezza ed etica, le prossime tecnologie ci aiuteranno ad aumentare esponenzialmente la salute collettiva e la prosperità dell’umanità.