Realtà Virtuale come psicotecnologia: quando è la cornice di senso a fare la differenza
Da diversi decenni la Realtà Virtuale viene studiata come strumento capace di modificare temporaneamente il contesto percettivo nel quale una persona pensa, prova emozioni e agisce. La sua caratteristica più interessante, dal punto di vista psicologico, non è infatti quella di mostrare immagini tridimensionali, ma quella di generare esperienze. Indossando un visore, la persona non osserva semplicemente un contenuto su uno schermo: può avere la sensazione di trovarsi dentro una situazione. È ciò che in letteratura viene generalmente definito senso di presenza.
Proprio questa caratteristica ha reso la realtà virtuale uno degli strumenti più interessanti sviluppati negli ultimi decenni nell'ambito delle psicotecnologie. Ma la realtà virtuale utilizzata in psicologia non è tutta uguale. Possiamo distinguere, semplificando, due grandi ondate di applicazioni psicologiche: distrattiva e trasformativa.
1️⃣ LA PRIMA ONDATA: REALTÀ VIRTUALE DISTRATTIVA ED ESPOSITIVA
AAA.
2️⃣ LA SECONDA ONDATA: REALTÀ VIRTUALE NARRATIVA E TRASFORMATIVA
AAA.
3️⃣ Rendere effettivo il diritto alla disconnessione per i lavoratori e proteggere i tempi di vita familiare.
Tradurre il diritto alla disconnessione in misure concrete e verificabili nelle aziende e nelle organizzazioni: fasce orarie senza comunicazioni non urgenti, limiti a email e messaggistica professionale fuori dall’orario di lavoro, tutela da aspettative implicite di connessione continua. L’obiettivo è ridurre l’invasione digitale degli spazi privati, proteggere i tempi di presenza educativa e riposo e migliorare la qualità delle relazioni familiari.
4️⃣ Rendere obbligatoria nelle aziende la formazione sul tecnostress e sull’uso responsabile del digitale e delle Intelligenze Artificiali.
Introdurre percorsi periodici e concreti sui rischi sanitari, psicologici, organizzativi, giuridici ed etici connessi all’iperconnessione, alla disponibilità continua, al sovraccarico informativo e all’uso improprio delle Intelligenze Artificiali. La formazione dovrebbe tradursi in protocolli aziendali verificabili su reperibilità, comunicazioni fuori orario, carichi digitali, protezione dei dati, utilizzo degli strumenti di IA e prevenzione del tecnostress, tutelando insieme salute dei lavoratori, qualità del lavoro e benessere familiare.
5️⃣ Rafforzare prevenzione e cura delle dipendenze digitali e rendere obbligatoria la formazione sanitaria su digitale e Intelligenza Artificiale.
Definire quadri condivisi per la prevenzione, l’individuazione precoce, la valutazione diagnostica e l’intervento sulle nuove forme di dipendenza e uso problematico del digitale, includendo social media, gaming online con lootbox, gambling app, piattaforme pornografiche, chatbot e altri ambienti digitali caratterizzati da dinamiche e contenuti ad alto rischio. Parallelamente, introdurre una formazione obbligatoria e periodica per i professionisti sanitari sull’impiego clinico di strumenti digitali e sistemi di Intelligenza Artificiale, con competenze specifiche su appropriatezza, limiti, rischi, protezione dei dati, supervisione professionale e responsabilità.
6️⃣ Rendere vincolante per le Big Tech la progettazione “Mental Health-by-Design” e la prevenzione dei danni digitali.
Introdurre per via normativa obblighi di valutazione preventiva, riduzione e monitoraggio dei rischi psicologici, emotivi, cognitivi e relazionali generati da algoritmi, interfacce e modelli di business digitali, con particolare attenzione ai minorenni e alle persone vulnerabili. Le piattaforme digitali dovrebbero dimostrare di aver evitato dark pattern, meccaniche persuasive, sistemi di raccomandazione e funzionalità progettate per massimizzare il coinvolgimento quando associate a rischi prevedibili per la salute e il benessere. Prevedere inoltre per le Big Tech responsabilità giuridiche, obblighi di trasparenza, verifiche indipendenti e sanzioni proporzionate alla gravità dei danni prodotti.
7️⃣ Vietare la pubblicazione e la condivisione online di immagini e contenuti identificativi dei minorenni.
Introdurre tutele più stringenti contro lo sharenting e la diffusione sui social network di fotografie, video e informazioni personali di bambini e adolescenti, riconoscendo il loro diritto alla privacy, all’identità digitale e a non ereditare un’esposizione online costruita dagli adulti prima di poter esprimere un consenso realmente consapevole. Prevedere regole specifiche per i baby influencer, la monetizzazione dell’immagine dei minorenni da parte di genitori, influencer e creator e la prevenzione dei rischi connessi all’esposizione pubblica di dati, abitudini, luoghi frequentati e informazioni personali, anche per contrastare grooming, sfruttamento e altre forme di abuso online.
8️⃣ Istituire una Carta per i Diritti del Minorenne (non) Digitale per proteggere il neurosviluppo.
Definire una cornice condivisa di diritti, principi e responsabilità, ispirata al principio di precauzione, che riconosca ai minorenni non solo tutele nell’accesso e nell’uso delle tecnologie, ma anche il diritto a crescere senza un’esposizione digitale precoce, pervasiva e non necessaria. La Carta dovrebbe proteggere concretamente il sonno, l’attenzione, il gioco libero, la noia, il movimento, le relazioni in presenza, la privacy e i tempi dello sviluppo, tutelando i minorenni dalla profilazione, dal design persuasivo e da altre pratiche capaci di interferire con le fasi evolutive che, una volta compromesse, potrebbero non essere pienamente recuperabili in età adulta.
9️⃣ Istituire un Garante per l’Educazione, il Benessere e la Protezione Digitale con poteri effettivi di vigilanza e intervento.
Creare una nuova Autorità indipendente specializzata nella tutela delle persone – con particolare attenzione ai minorenni – rispetto ai rischi connessi a piattaforme digitali, sistemi algoritmici e Intelligenze Artificiali. Questo Garante dovrebbe disporre di poteri concreti di indagine, verifica, intervento urgente e sanzione, vigilando su design persuasivo, dark pattern, profilazione, sistemi di raccomandazione, accesso dei minorenni ai servizi ad alto rischio e altre pratiche potenzialmente lesive dello sviluppo e della salute psicosociale. Dovrebbe inoltre operare in raccordo con le altre Autorità competenti, preservandone le rispettive attribuzioni.
🔟 Creare una rete territoriale di spazi di crescita, socialità e sperimentazione digital-free per giovani e famiglie.
Potenziare centri di aggregazione giovanile e ampliare l’apertura di scuole, biblioteche e altri spazi pubblici, rendendoli accessibili anche oltre l’orario ordinario come luoghi sicuri di incontro, relazione, esplorazione e partecipazione. Promuovere attività gratuite o accessibili di tipo artistico, culturale, sportivo, ludico e laboratoriale, capaci di offrire alternative concrete all’intrattenimento digitale e di favorire autonomia, creatività, appartenenza e relazioni in presenza. Parallelamente, sostenere programmi territoriali continuativi di educazione e accompagnamento alla genitorialità, aiutando le famiglie a gestire l’accesso alle tecnologie, definire regole condivise e costruire nuove alleanze educative tra genitori, scuola e comunità.
Non tutte le innovazioni tecnologiche sono automaticamente legittime: quando i costi fisici, psicologici e sociali superano i benefici, è dovere delle Istituzioni e delle comunità professionali porre limiti, regole e criteri di progettazione orientati alla salute pubblica e al benessere collettivo.